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Ciao Martino

Martino scomparve il 27 luglio 2010. Tre giorni prima, nella consueta festa di luglio, aveva dato appuntamento alla sua Scuola per il ritorno dalle vacanze. Due giorni dopo i suoi allievi presenti e passati, i suoi cento cani e tanti campioni dell’agility e della cinofilia italiana lo ricevevano al suo campo e lo accompagnavano nell’ultimo viaggio. Era entrato giovanissimo, nel 1981, nella Guardia di Finanza. Fu lì che integrò con l’esperienza dura e paziente del cinofilo il suo irripetibile talento naturale e fu lì, al servizio della legge, che il ragazzo divenne l’uomo che avrebbe trasmesso ai suoi tanti allievi i valori del rigore, dell’umiltà, della lealtà nel lavoro e nello sport. Specializzatosi come conduttore di cani anticontrabbando versione antiterrorismo, entrò già nel 1983 nella squadra cinoagonistica del Corpo, prima presso il Centro di Intimiano a Como poi presso quello di Castiglione del Lago. Non fu da solo che tornò in Umbria: il suo incontro a Como con Gabriella aveva segnato la nascita di un binomio umano che avrebbe condiviso la vita, il lavoro, gli entusiasmi. Non avremmo avuto, senza Gabriella al suo fianco, il Martino che abbiamo conosciuto, grandissimo campione, maestro generoso, appassionato e appassionante. Né senza di loro avremmo avuto Federica e Andrea, i due ragazzi nati e cresciuti tra i cani che con Gabriella perpetuano la memoria del padre. La sua lunga carriera sportiva in Utilità e difesa fu costellata di successi. Fin dai primi anni fu selezionato più volte dall’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) come membro della squadra nazionale FCI e dal CAPB (Club Amatori Pastore belga) come membro della squadra nazionale di razza per i campionati FMBB (Fédération Mondiale du Berger Belge). Salì molte volte sui gradini più alti del podio in italia e all’estero, nei campionati italiani, europei e mondiali. Quei successi sarebbe inutile elencarli: sentiremmo, dal cielo, la sua risata di rimprovero. Lui li accantonava presto per tornare a ciò che più amava: il dialogo quotidiano con i suoi cani e soprattutto con quella che chiamava “la sua ragazza”, Hellen la Maschera di Ferro, la femmina di malinois che gli era stata data dai suoi amici di sempre, Liliana Berruto e Roberto Donnini, e che fu sua compagna inseparabile di vita prima che di sport. Non era imponente d’aspetto la piccola Hellen, né appariscente per bellezza: per l’immagine storica che li rappresenta si dovette fotografarla su un tronchetto, perché non scomparisse a fianco del suo gigante amato. Ma fu tutt’uno con lui – “la loro intesa” scrisse Liliana Berruto “era come musica, come due corde parimenti intonate che vibravano insieme” – e perciò, nella vita quotidiana come sui campi di gara dove lo accompagnò dal 1994 al 1998, fu grandissima e indimenticabile, fino ad essere proclamata miglior femmina del Mondiale FMBB 1997 (quando, come ben ricorda chi visse quel controverso campionato, avrebbe ben meritato il titolo mondiale). Qualche momento delle loro avventure rimase documentato nei video pubblicati da un altro grande amico di Martino, Paolo Caldora Ma essere diventato una vera leggenda della cinofilia italiana e internazionale non gli aveva fatto dimenticare i principi etici che lo ispiravano: fare del cane un compagno e non uno strumento di affermazione personale. Furono questi principi che lo spinsero, dopo tanti successi ottenuti con cani di razze da lavoro, a impegnarsi per la valorizzazione dei cani di tutte le razze e varietà, anche dei meticci dei quali, sosteneva, nessuno immagina le potenzialità: a patto che ogni cane faccia sport con il suo compagno di vita umano, per rendere indissolubile il loro rapporto. Bisogna riconoscere il ruolo di Hellen come musa ispiratrice: perché per Martino ogni cane era il migliore, e spesso nelle sue mani finiva per diventarlo. Non poteva che accadere quel che accadde: Martino e Gabriella fondarono l’X Center School Agility Dog, la prima Scuola in Umbria di obbedienza con il metodo cane-padrone, di agility e studio del comportamento canino. Il campione che aveva trionfato sui campi di gara divenne un punto di riferimento culturale e sociale, perché se nell’Umbria di quegli anni si affermò la conoscenza e il rispetto del cane, se la cinofilia divenne un valore civile lo si deve a lui. Per Hellen fu un gioco gareggiare in agility, ma Martino, lasciata la carriera agonistica in Utilità e difesa, volle lasciarla condurre da sua figlia Federica. Lui preferiva vedere sul podio i suoi ragazzi e i loro cani. Un mese dopo la sua scomparsa, la nazionale italiana che partecipava al Mondiale IMCA (International Mix&Breed Championship) e che annoverava tre suoi allievi fece indossare ai conduttori large la maglia dell’X Center School Agility Dog. Salì su tutti i podi e di fronte al mondo alzò verso il cielo, per lui, il premio per la migliore squadra. Fu il riconoscimento di un destino privilegiato: Martino non ha eredi né successori. Il dono che lui ebbe, Dio o la natura lo danno e lo riprendono per affidarlo un giorno a qualcun altro, quando e dove vorranno. Ciao Martino.

Centro Martinelli

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